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Incontro a Limone sul Garda

03/05/2012 | Galleria fotografica

 

 

29 aprile 2012: cronaca di una giornata

E’ particolarmente trafficata oggi la Gardesana occidentale: una lunga fila di macchine ci precede, le moto scivolano in sorpassi a slogan pericolosissimi; esci da una galleria, svolti e improvvisamente ti trovi davanti i ciclisti, che procedono a coppie… non si può distrarsi, un piede sul freno e l’altro sulla frizione; ogni tanto, solo ogni tanto, una sbirciatina a quel lago che ci accompagna, straordinariamente calmo sotto un sole, a volte nascosto, ma benignamente caldo.

Arriviamo a Limone che sono le 10.30. Ora bisogna salire alla Casa natale di San Daniele Comboni; ci lasciamo superare dalle due Ester, che la strada la conoscono meglio, e le seguiamo. Non hanno certamente scelto la via più facile: quello che percorriamo è un quasi – sentiero asfaltato che si inerpica tra le Limonaie… ma alla fine arriviamo. (il motto di Ester A., ripetuto oggi più volte, “è san Daniele che ha avuto e ha fiducia in noi”, anche qui è ben appropriato!) Quello che ci attende, già dal parcheggio, è un panorama “mozzafiato” : una costa di monte, un po’ limonaia un po’ olivaia, discende scoscesa, e là in fondo la distesa azzurro pervinca del Garda: chissà Comboni, lontano, quante volte sarà ritornato qui col cuore!

Alla spicciolata giungono tutti: un abbraccio, le presentazioni, soprattutto il benvenuto da parte del gruppo di Rovereto a Rita e Enrico, che il 3 giugno diverranno Aggregati del Cenacolo Missionario Comboniano di Roma. Manca solo Rosangela (ma è come ci fosse, tanto verrà in tutta la giornata nominata e ricordata!).

I padri Comboniani ci accolgono fraternamente e veniamo accompagnati nella sala riunioni dove iniziamo il nostro programma con le lodi, “Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso”.

Arriva quindi il momento delle testimonianze. Dopo Ester A. che ci narra del suo incontro a Gerusalemme con Rosangela e della loro decisione di dare vita, quattordici anni fa, al Cenacolo Missionario Comboniano, sono Rita e Enrico i primi a parlare; ci raccontano del cammino che li ha condotti prima a conoscere, poi a frequentare, quindi a farsi e sentirsi intimi e compartecipi responsabili della vita del Cenacolo fino alla decisione, quasi ovvia, di divenirne parte integrante come aggregati.

Poi tocca a noi del gruppo di Rovereto illustrare i “come” e i “perché” ci troviamo oggi qui da Comboni con le due Ester. I percorsi sono vari, spesso Rosangela ne è stato il tramite, le esperienze e i bisogni diversi, ma un aspetto accomuna tutti: il desiderio vivo e forte di ricercare nella Parola le risposte di senso e nello spezzarla e nel condividerla l’aspirazione a una fede matura, che si trasformi in vita.

Sono le 12.30. Ester, la piccola Ester, si è svegliata dal sonnellino di mezza mattina, ha fame e reclama la sua mamma. La campanella del refettorio convoca anche noi per il pranzo, che consumiamo assieme alla famiglia comboniana che ci ospita.

Dopo un po’di relax, quattro chiacchiere, una passeggiata tra i limoni e gli olivi, eccoci puntuali per la visita alla casa natale di san Daniele. Ci accompagna un padre tedesco che parla con una certa lentezza; questo ci permette, tra una spiegazione e l’altra, di ammirare le bellezze naturali che ci stanno attorno, cogliere la dignità nell’essenzialità di queste piccole stanze: una credenza, una madia - qui lo stile “povero” è autentico! -, osservarne i particolari: un crocefisso sopra il letto formato da due semplici segmenti grezzi di rami intrecciati, i ritratti dei genitori e del giovane Comboni, i suoi occhi profondi e coinvolgenti, un suo scritto…

Segue alla visita il Percorso multimediale 'Nel cuore dell'Africa con l'Africa nel cuore'.Tutta la vita del santo – i commenti sono tratti dai suoi scritti - ci scorre davanti, conosciamo i suoi sogni, le sue speranze, i progetti, le delusioni… soprattutto il suo amore per il Cristo, per i popoli “crocefissi”, per la sua Africa. “Salvare l’Africa con gli africani” questo il suo motto!

Rientriamo nella sala riunioni. Sono le 15 e 30: ci lasciano Marco, Loredana e la piccola Ester, che è ormai troppo stanca.

La lectio riguarda la 4°domenica di Pasqua, il vangelo è di Giovanni (10,11-18), si approfondisce la parabola del Pastore che offre la vita. Di Ester, quando spiega la Parola, quello che soprattutto mi piace è la sua capacità di stupirmi, di sorprendermi; riesce sempre a cogliere una piega, un risvolto… a trovare, insomma, e mostrarmi un qualcosa di nuovo e di bello, che mi entusiasma e mi appassiona. Sono ormai una “over sessantacinque” ma mi sento sempre più fan di questo Gesù, che è qui, ora, in mezzo a noi e ci ama. “Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore”.

Il tempo della condivisione è speciale: è il momento dei dubbi e delle chiarificazioni, si dà voce alla razionalità e all’emozione, ci si confronta e ci si confida, anche i silenzi ci comunicano qualcosa… Ascolto tutti con molta attenzione, in particolare Rita e Enrico, sono amici nuovi, ma ora più vicini.

Assistiamo alla Messa, salutiamo prima Enrica e Cristian, tra qualche giorno “sposi”, Alessandra e Luciana, che hanno altri impegni e devono rientrare.

E’ ormai sera; nel parco, su un tavolo, appare un tovaglia, dei dolci, panini farciti, bevande e bicchieri; Renata e Luciano hanno pensato proprio a tutto! Condividiamo questa volta con sr. Paola e sr.Giuseppina, comboniane, che aiutano i loro confratelli nell’accoglienza degli ospiti e dei visitatori.

E arriva l’ora dei saluti e degli abbracci: un “arrivederci di cuore” a Rita ed Enrico; un “a presto” a Ester e Ester, a Carmela e Maria Natalizia, a Renata e Luciano.

Questa volta, per scendere a valle, prendiamo una strada più larga, si corre veloci; la Gardesana è sempre affollata ma procediamo tranquilli. Gianni tace e anch’io, assaporiamo la serenità di questo momento; riecheggiano in noi i gridii felici della piccola Ester, la chitarra di Marco e le voci dei nostri coristi; il cuore torna al Pastore bello, che dona la vita per le sue pecore, il pensiero a san Daniele Comboni, che si è fatto “dono” per la sua Nigrizia, e ancora a Rita ed Enrico e all’esemplarità della risposta, pacata ma decisa, alla loro Chiamata.

Un sussulto: Ester mi ha chiesto di scrivere due righe su questa giornata, ma che dico?

Gianni rompe il silenzio, cita Giovanni:

In principio era il Verbo,

e il Verbo era presso Dio

e il Verbo era Dio.

Egli era in principio presso Dio.

Tutto è stato fatto per mezzo di lui,

e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.

In lui era la vita

e la vita era la luce degli uomini;

la luce splende nelle tenebre

e le tenebre non l’hanno vinta.

 

Ma è la sintesi!

Un grazie a Lui e a voi tutti!

Anna

 

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