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Echi del Corso Biblico 2012

22/02/2012 | Galleria fotografica

 Corso biblico 2012



 

Grazie Ester per aver dipanato, nel corso biblico 2012, il groviglio di immagini complesse ed enigmatiche, ricche di simbolismi, descritte nel libro dell'Apocalisse o Rivelazione. Così togliendo il velo a immagine dopo immagine, ciò che si percepisce è che questo è il libro del “senso”: il senso di essere cristiani, di essere chiesa, il senso della storia personale e della storia dell'umanità.

 

In questi primi dodici capitoli siamo stati invitati a vedere tutto ciò non secondo la nostra logica, ma secondo la prospettiva di Dio. E' un vedere alla maniera di Giovanni, cioè con gli occhi della fede e la prospettiva di Dio è quella di colui che ha una sola volontà: attuare il disegno di vita per tutta la creazione. A tale volontà l'uomo può opporsi aderendo al male, perché è libero di farlo; ma ciò non può impedire a Dio di essere fedele a se stesso e di realizzare il suo piano di amore riconducendo a Lui ogni cosa.

 

La capacità di vedere la realtà con gli occhi di Dio, è qualcosa che si può acquisire se ci lasciamo “rapire in spirito”, disponendoci, cioè, in un contesto liturgico di ascolto, proclamazione e comprensione della Parola di Dio. Infatti Colui che è Parola è l'unico degno di far comprendere la storia e di darne il senso, è l'unico degno di togliere i sigilli al libro (rotolo) della storia per mostrare la risposta di Dio alle violenze, agli eccidi, alla morte, alle ingiustizie sociali e alla povertà. Una risposta di amore, di pace, di luce, di senso e di pienezza di vita (effetto della resurrezione!), la cui realizzazione non sarà immediata ma escatologica, non individuale ma universale. La domanda “fino a quando?” dei martiri della storia e delle vittime innocenti di tutto il mondo unita alle preghiere dei battezzati (santi) che riempiono, come profumi, le coppe degli angeli in cielo sollecitano tale risposta.

 

Il libro, luogo di comprensione della storia, aperto dall'agnello, egli stesso Parola, non solo deve essere letto e ascoltato ma custodito e mangiato per essere incarnato: è lasciare che la Parola trasformi la nostra vita, la nostra esistenza per diventare così nuovo orientamento, nuova provocazione e sostentamento per l'umanità, per diventare profeti, cioè coloro che sanno leggere nel presente il futuro di salvezza. Ed è la stessa Parola a rendere beati coloro che, in costante ascolto e risposta ad essa, fanno della propria vita una liturgia di lode al Signore esercitando il sacerdozio dei battezzati e del popolo eletto.

 

Se vogliamo diventare persone credibili che hanno impresso sulla fronte il sigillo, cioè persone salvate; se vogliamo rendere testimonianza della speranza che c'è in noi, cioè della consapevolezza che la salvezza è già ma non ancora, dobbiamo ritrovare la freschezza e l'entusiasmo della chiesa delle origini, quando era impregnata della potenza della resurrezione. Una chiesa non priva di difetti, ma comunque amata dal Signore, in cui era forte il senso di comunione, di condivisione e di compartecipazione al regno di Cristo: “Io Giovanni, vostro fratello e compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù”. Una chiesa fatta di tante chiese chiamate per nome perché ognuna è caratterizzata dalla realtà in cui è incarnata ma che trova l'unità in Dio che è l'unico uno; disposte intorno al Cristo che è in mezzo ad esse a determinarne la collegialità.

 

Una chiesa che il santuario di Dio spalancato mostra in tutto il suo contrasto: come sposa del Signore nella sua dimensione divina e per questo nutrita e protetta nel deserto, e nella sua dimensione terrena intenta a lottare con il drago, ma in grado di generare una umanità nuova chiamata a vivere, nella partecipazione, la gloria del Messia.

 


 

                         Rita

 

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