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Corso Biblico 2011

06/01/2011 | Galleria fotografica

Carissimi amici,

anche quest'anno si è concluso l'importante appuntamento, del corso Biblico, con la Parola di Dio.

 

 

Corso biblico 2011- Esodo cap. 15-20

 

“ Voglio cantare al Signore, perché ha mirabilmente trionfato...” proprio il cantico di Mosè è stato il brano dell'Esodo che ha aperto il corso biblico 2011. Anche noi eravamo li a gioire, insieme agli Israeliti,mentre vedevamo le nostre incertezze, le nostre paure, le nostre insicurezze di fronte alle scelte per il Signore, sprofondare nelle acque come gli egiziani. Questo è l'effetto di vivere immersi, durante i tre giorni del corso, nella Parola di Dio; è come essere presenti agli avvenimenti biblici narrati, scoprirli in una prospettiva di compimento e constatare che sono riconducibili a te, alla tua esperienza, al tuo percorso di fede.

Leggere questi testi è conoscere il modo di fare di Dio, il suo operare nella storia. Israele, lontano dal giogo della schiavitù, dovrà imparare cosa significa essere popolo libero ma al servizio del Signore per la salvezza di tutti i popoli e diventare poi sua proprietà ( seghullà). Ma la libertà è qualcosa che si conquista a caro prezzo perché vuol dire perdere la sicurezza e la tranquillità che ogni tipo di schiavitù può dare, per questo è facile rimpiangere il pane e la carne degli egiziani.

Il luogo dell'apprendistato è il deserto: luogo di spazi infiniti e profondi silenzi ma il termine ebraico ( mid-bar) contiene le stesse consonanti di dabar e allora nel deserto si può essere originati , immersi nella Parola. Così la Parola libera e liberante ci invita, come gli Israeliti, ad una avventura di amore in un deserto dove sperimentare il dono, la gratuità, la vera comunione e la vera solidarietà.

Il deserto è il luogo dell'essenzialità dove c'è tutto ma bisogna saperlo riconoscere, ogni cosa ha senso, anche l'arbusto più insignificante, ed è dono e non proprietà privata. Imparare a vivere con questa consapevolezza, e quindi dipendere solo da Dio e non da padroni intermedi,ci rende dei veri anawim,poveri di Yahweh. Il dono allora non può non essere che condiviso. La condivisione, alla maniera di Dio, è secondo i bisogni cioè secondo la diversità e non l'uniformità “così fecero gli Israeliti. Ne raccolsero chi molto, chi poco. Si misurò con l'omer: colui che ne aveva preso di più non ne aveva di troppo; colui che ne aveva preso di meno, non ne mancava. Avevano raccolto secondo quanto ciascuno poteva mangiarne. “ ( Es 16,17-18). Nel deserto non ci sono distinzioni perché tutti hanno gli stessi bisogni fondamentali e non si sopravvive se si è soli. Si comprende allora che il cibo è il dono di Colui che ti rende partecipe della sua vita proprio attraverso il cibo e tutto ciò ti apre ad esperienze di solidarietà e di comunione. Il deserto è anche il luogo della prova; il mettere alla prova da parte di Dio è educativo. Questa non è altro che la capacità dell'uomo di superare se stesso, i propri schemi e le proprie barriere che appaiono come tentazioni e che impediscono di vedere altro; avere fede significa allora avere il coraggio di andare su vie che non sono comuni. La tentazione è conseguenza della fede ma non è mai superiore alle nostre forze come Paolo afferma in 1Cor 10,13

L'itinerario nel deserto ha culmine sul Sinai dove il Signore celebra l'alleanza con il suo popolo e dona la Torah, come in una celebrazione sponsale quindi l'alleanza non può essere ridotta ad una osservanza di regole ma piuttosto è vivere la relazione d'amore con Dio.

La comunicazione della Torah è destinata solo al popolo eletto e attraverso questo a tutti gli altri popoli della terra. Quindi il parlare di Dio è unico, ma la sua comprensione è data dalla molteplicità di sensi, di significati che insieme giungono all'uno di quella Parola.

Il Dio di Israele è un Dio della relazione che è innanzitutto consegna di se perché subito si mette nelle mani dell'uomo; è un Dio che si sperimenta perché si manifesta nella storia e si rivela all'uomo solo se questo può rispondere in maniera libera. E in quel “Io sono il Signore tuo Dio” il tu presuppone una relazione personale, particolare con ciascuno di noi e a questa parola può seguire solo una risposta “ si tu sei il mio Dio “.

Rita

 

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